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Notturna

A Volterra, il chiostro del quattrocentesco palazzo della Pinacoteca veniva assunto nella sua qualità di spazio chiuso, finito nelle sue perfette, classiche proporzioni,[read more=”Read More”less=”Read Less”]che il corpo curioso di un danzatore (di nuovo Gustavo Frigerio) indagava seguendo e contraddicendo un tracciato di segni/disegni luminosi predisposti dall’artista. Come a Villa Ponti alcuni elementi dell’architettura venivano enfatizzati e insieme azzerati attraverso sfondamenti prospettici di tipo illusionistico.
Il suono proveniente dalle griglie disposte lungo l’impiantito del chiostro indicava, oltre a quello visibile, uno spazio ulteriore, quello del sottosuolo e attraverso una serie di spostamenti il flusso sonoro disegnava un invisibile percorso sotterraneo alla cui forza d’attrazione il danzatore non poteva sottrarsi. L’impluvium del chiostro, allagato, si trasformava in specchio riflettente che moltiplicava i segni luminosi di-sarticolandone, per distorsione, la trama: il corpo danzante interagiva con l’acqua specchiante, ne scomponeva attraverso il movimento la levigata superficie fino a confondersi con essa.
Ecco dunque, che la mobile lingua del corpo, come fattore di mutamento, si coniuga, qui, con quella statica e immutabile del disegno, sovvertendone le strutture. Il corpo si conserva trasformandosi e nel suo muoversi apre il vuoto davanti a se, il vuoto della propria figura, e semina i segni del proprio passaggio e del proprio riconoscimento. È, dunque, il farsi presente del tempo attraverso il corpo, in opposizione al tempo assoluto, immobile dell’immagine, del disegno ossia della regola.[/read]

Notturna. Installazione ambientale e sonora/dance-performance, Volterra, Pinacoteca, 1983 [PE0014]