1979 Dal sottosuolo

×    

19
79

Dal Sottosuolo

(english version coming soon)

Nel pavimento dello spazio espositivo viene scavata una buca dove viene collocato un monitor con lo schermo rivolto verso l’alto.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Il video riprende un movimento ossessivo e tendenzialmente infinito: una donna si immerge e riemerge dall’acqua con un movimento continuo, regolato dal ritmo del respiro. Sovvertendo le consuete convenzioni visive e spaziali, la visione dall’alto verso il basso, rovesciata rispetto a quella orizzontale, è coerente con la ripresa dell’azione anch’essa zenitale. Questo video è lo stesso che, insieme ad altri elementi sarà presente in altre installazioni di questo periodo, Egitto Egitto!, Sans Mot Dire: un elemento linguistico ricorrente che in contesti diversi genera ogni volta ulteriori significati.[/read]

Dal Sottosuolo. VideoInstallation, Künstlerhaus, Hamburg, 1979 [PE0010]

Sketches

1979 Egitto Egitto!

×    

19
79

Egitto
Egitto!

(english version coming soon)

Installazione-performance in collaborazione con Daniela Cristadoro.
La performance si svolge in due spazi distinti – un ambiente situato a piano terra e il cortile ad esso antistante – e in due fasi successive, ma in stretta relazione tra loro.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Un telone traslucido posto sulla finestra funge da precario diaframma tra interno ed esterno: su di esso viene proiettato un filmato. La cinepresa collocata davanti alla finestra aveva ripreso una coppia che accennava passi di danza; durante la performance, attraverso il filmato proiettato sul telone traslucido, chi assiste diventa testimone di un continuo rovesciamento di termini. Un rovesciamento che avviene nel rapporto tra rappresentazione dell’azione nel filmato e azione reale durante performance. Il filmato non rappresenta in realtà che se stesso e la cercata coincidenza tra rappresentazione e realtà istituisce un paradossale conflitto in cui i due termini si inseguono e si confondono all’infinito.
Come in alcuni precedenti lavori, anche in questa installazione-performance i filmati realizzati vengono proiettati negli stessi spazi in cui sono state effettuate le riprese. Più proiettori saranno posti all’interno e all’esterno dell’ambiente: uno di essi invierà le immagini ruotando sulla stessa base mobile su cui era stata precedentemente collocata la cinepresa che, sempre dal medesimo punto, aveva indagato circolarmente lo spazio e le azioni dei performers. Lo schermo non è più un elemento fisso, ma ruota circolarmente lungo l’ambiente: attraverso un gioco di rimandi e simulazione tra immagini reali e immagini virtuali s’innesca una tensione mai risolta tra coincidenza e sdoppiamento.
L’entrata del suono – partitura sonora di Ferruccio Ascari ed elaborazioni su nastro magnetico di brani tratti da J.Strauss e Ravel – costituisce una sorta di irruzione tra gli altri elementi della performance: come già le immagini anche il suono riprodotto dai magnetofoni, tenderà a stabilire con le parole, i rumori e la musica direttamente prodotta durante la performance, un rapporto all’insegna dell’inganno, sempre sul punto di ricavarsi all’interno dell’operazione una propria autonoma presenza.[/read]

Egitto Egitto!. Site specific installation, performance. Super 8 movie, slides, various objects, soundtrack on magnetic tape, Sixto/Notes, Milan, 1979 [PE0002]

1979 Dispositivi

×    

19
79

Dispositivi

(english version coming soon)

Dispositivi incontrollati, neutralizzantesi a vicenda, dispositivi insicuri, sovraeccitati, allarmati, dispositivi funzionanti in un insieme macchina che non tollera feed-back, in cui l’autocorrezione cessa di operare.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Sequenze di immagini, flussi di suoni, di luce, di fonemi che vengono prodotti e dispersi da dispositivi non preposti al controllo della loro circolazione in un sistema, ma alla loro sregolazione al di la di esso.
Una macchina “cinema” (Kinēma, movimento) che non produce appunto movimento secondo uno statuto e che si muove a sua volta per ingranaggi incompatibili, funzionanti per discontinuità. Una macchina che non è possibile mettere in moto perché già mossa nella fuga lontano dalla stabilità dinamica dell’equilibrio.
Filmati prodotti in un luogo, l’Out-off, e non rappresentabili in un altrove simmetrico, nella linearità e nell’opposizione bipolare di proiettore-schermo rievocante la “realtà” attraverso il suo simulacro, ma ‘ripresentabili’ nell’attraversamento proprio di quei confini, di quelle pareti che ne sono oggetto. Al di là di un gioco di ri/produzione, i dispositivi della macchina producono: non opposizioni, ma connessioni asimmetriche di significanza, dissolvenze delle presenze oggettuali nella tra(s)parenza stessa delle immagini.
Ferruccio Ascari[/read]

1979 Egitto Egitto!

×    

19
79

Egitto
Egitto!

Installazione-performance in collaborazione con Daniela Cristadoro.
La performance si svolge in due spazi distinti – un ambiente situato a piano terra e il cortile ad esso antistante – e in due fasi successive, ma in stretta relazione tra loro.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Un telone traslucido posto sulla finestra funge da precario diaframma tra interno ed esterno: su di esso viene proiettato un filmato. La cinepresa collocata davanti alla finestra aveva ripreso una coppia che accennava passi di danza; durante la performance, attraverso il filmato proiettato sul telone traslucido, chi assiste diventa testimone di un continuo rovesciamento di termini. Un rovesciamento che avviene nel rapporto tra rappresentazione dell’azione nel filmato e azione reale durante performance. Il filmato non rappresenta in realtà che se stesso e la cercata coincidenza tra rappresentazione e realtà istituisce un paradossale conflitto in cui i due termini si inseguono e si confondono all’infinito.
Come in alcuni precedenti lavori, anche in questa installazione-performance i filmati realizzati vengono proiettati negli stessi spazi in cui sono state effettuate le riprese. Più proiettori saranno posti all’interno e all’esterno dell’ambiente: uno di essi invierà le immagini ruotando sulla stessa base mobile su cui era stata precedentemente collocata la cinepresa che, sempre dal medesimo punto, aveva indagato circolarmente lo spazio e le azioni dei performers. Lo schermo non è più un elemento fisso, ma ruota circolarmente lungo l’ambiente: attraverso un gioco di rimandi e simulazione tra immagini reali e immagini virtuali s’innesca una tensione mai risolta tra coincidenza e sdoppiamento.
L’entrata del suono – partitura sonora di Ferruccio Ascari ed elaborazioni su nastro magnetico di brani tratti da J.Strauss e Ravel – costituisce una sorta di irruzione tra gli altri elementi della performance: come già le immagini anche il suono riprodotto dai magnetofoni, tenderà a stabilire con le parole, i rumori e la musica direttamente prodotta durante la performance, un rapporto all’insegna dell’inganno, sempre sul punto di ricavarsi all’interno dell’operazione una propria autonoma presenza.[/read]

Egitto Egitto!. Installazione ambientale, performance. Filmati Super 8, diapositive, elementi oggettuali, partitura sonora su nastro magnetico, Sixto/ Notes, Milano, 1979 [PE0002]

1979 Dispositivi

×    

19
79

Dispositivi

Dispositivi incontrollati, neutralizzantesi a vicenda, dispositivi insicuri, sovraeccitati, allarmati, dispositivi funzionanti in un insieme macchina che non tollera feed-back, in cui l’autocorrezione cessa di operare.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Sequenze di immagini, flussi di suoni, di luce, di fonemi che vengono prodotti e dispersi da dispositivi non preposti al controllo della loro circolazione in un sistema, ma alla loro sregolazione al di la di esso.
Una macchina “cinema” (Kinēma, movimento) che non produce appunto movimento secondo uno statuto e che si muove a sua volta per ingranaggi incompatibili, funzionanti per discontinuità. Una macchina che non è possibile mettere in moto perché già mossa nella fuga lontano dalla stabilità dinamica dell’equilibrio.
Filmati prodotti in un luogo, l’Out-off, e non rappresentabili in un altrove simmetrico, nella linearità e nell’opposizione bipolare di proiettore-schermo rievocante la “realtà” attraverso il suo simulacro, ma ‘ripresentabili’ nell’attraversamento proprio di quei confini, di quelle pareti che ne sono oggetto. Al di là di un gioco di ri/produzione, i dispositivi della macchina producono: non opposizioni, ma connessioni asimmetriche di significanza, dissolvenze delle presenze oggettuali nella tra(s)parenza stessa delle immagini.
Ferruccio Ascari[/read]

1979 Dal sottosuolo

×    

19
79

Dal Sottosuolo

Nel pavimento dello spazio espositivo viene scavata una buca dove viene collocato un monitor con lo schermo rivolto verso l’alto.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Il video riprende un movimento ossessivo e tendenzialmente infinito: una donna si immerge e riemerge dall’acqua con un movimento continuo, regolato dal ritmo del respiro. Sovvertendo le consuete convenzioni visive e spaziali, la visione dall’alto verso il basso, rovesciata rispetto a quella orizzontale, è coerente con la ripresa dell’azione anch’essa zenitale. Questo video è lo stesso che, insieme ad altri elementi sarà presente in altre installazioni di questo periodo, Egitto Egitto!, Sans Mot Dire: un elemento linguistico ricorrente che in contesti diversi genera ogni volta ulteriori significati.[/read]

Dal Sottosuolo. VideoInstallazione, Künstlerhaus, Hamburg, 1979 [PE0010]

Disegni preparatori