2008 Fiori

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Fiori

“There are no givens, only events and movements… Reality is not composed of things that essentially are and accidentally become[read more=”Read More”less=”Read Less”]- the artist says, speaking of these works – but of processes, i. e. of an essential becoming… Things are not in time, they are time.” A becoming that unfolds before our very eyes in Fiori, a colony of hybrid objects in continuous transformation that are captured and fixed for an instant inside a process of ongoing metamorphosis.[/read]

Fiori. Terracotta, 24 elements 9x11x20 cm ca., variable sizes, 2008 [S0023]

2008 insiemi instabili

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Insiemi
Instabili

Insiemi Instabili, like Odradek, Fiori and Vayu, belongs to a group of works in witch the multiplicity of parts “lacking a clear, recognizable order[read more=”Read More”less=”Read Less”]- as the artist says – seems to respondd to a pure need for growth; almost as if they were following their own secret impulses, expanding in the direction of least resistance”.
The form – the infinite, varied form through which life manifests itself – is the result of this impulse that knows no calm, driven by an overwhelming generative will that seems to have no goal other than reproduction. The cones of black terracotta of Insiemi Instabili are arranged in pairs, as if attracted by a magnetic force that urges them to make. The expand on the floor surface, in scattered order, in keeping with a movement that changes each time in relation to the host space. “There are no givens, only events and movements… Reality is not composed of things that essentially are and accidentally become – the artist says, speaking of these works – but of processes, i. e. of an essential becoming… Things are not in time, they are time.”[/read]

Insiemi Instabili. Terracotta, 140 elements different sizes, 2008 [S0024]

2008 Latte nero

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Latte
Nero

Latte nero is an environmental installation composed of 83 parts in white terracotta that remind us of the form of the female breast,[read more=”Read More”less=”Read Less”]though they are hollow and reveal a dark chasm. Similar but of different size, the individual parts are arranged along the wall, apparently without any order. The work’s title refers to a famous poem by Paul Celan that begins with a disturbing oxymoron: milk, the symbol of nourishment and life, is reversed into its opposite, into denial of food and therefore death. In the work by Ascari, the contrast takes the form of the opposition between the fullness, the turgor of the form, and the black void it reveals: a void that is not just subtraction, but a dizzying attraction towards the infinite.[/read]

Latte Nero. Terracotta, 84 elements variable dimensions, 2008 [S0025]

2008 Odradek

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Odradek

Odradek is composed of many parts: small ones, in red terracotta, that remind us of something that we cannot say, perhaps a top, something that seems to have lost its function.[read more=”Read More”less=”Read Less”]The title, not coincidentally, refers to a famous short story by Kafka that has to do with a forgotten object said to be extraordinarily mobile; it eludes the grasp, its form seems senseless, yet complete in its own way. Like Kafka’s Odradek, each part of this installation can roll, producing a subtle sound “like the voice of one who is without lungs.” Odradek, like Insiemi instabili, Fiori and Vayu, belongs to a group of works in which the multiplicity of parts “lacking a clear, recognizable order — as the artist says — seems to respond to a pure need for growth; almost as if they were following their own secret impulses, expanding in the direction of least resistance.” The form — the infinite, varied forms through which life manifests itself — is the result of this impulse that knows no calm, driven by an overwhelming generative will that seems to have no goal other than reproduction.[/read]

Odradek. Terracotta, 235 elements, variable dimensions, 2008 [S0026]

2008 Vayu

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Vayu

Vayu, like Odradek, Fiori and Insiemi Instabili, belongs to a group of works in witch the multiplicity of parts “lacking a clear, recognizable order[read more=”Read More”less=”Read Less”]- as the artist says – seems to respondd to a pure need for growth; almost as if they were following their own secret impulses, expanding in the direction of least resistance”.
The form – the infinite, varied form through which life manifests itself – is the result of this impulse that knows no calm, driven by an overwhelming generative will that seems to have no goal other than reproduction.
In Vayu the twenty parts, with similar forms but different sizes, are scattered on the floor. The title is a Sanskrit term that can be translated as “wind, air, current.” These are jars, containers without bottom, so that paradoxically they can contain nothing. Vessels destined never to be filled, whose form evokes and at the same time negates the empty-full dialectic that is part of the form and function of any container. Crossed by air, these jars evoke the void and, at the same time, the impossibility of its representation.[/read]

Vayu. Terracotta, 20 elements, variable dimensions, 2008 [S0027]

2008 Vayu

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Vayu

“Questa vita, cercandone il senso, è passata quasi tutta. Ancora me lo chiedo che senso abbia e uno straccio di risposta non mi viene. Ricerca infinita e infinito fallimento.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Di quest’incapacità Vayu è paradigma: orci senza fondo. Cos’è un vaso senza fondo? Che te ne fai? Niente. Ti ricordi Eolo? Custodiva le anfore in cui Zeus aveva rinchiuso i venti. Vasi capaci di contenere l’incontenibile. Questi invece sono orci senza capacità. Sono fatti così, fatti per non contenere. Niente. Irrimediabilmente vuoti, li attraversa il vento. Stanno lì, vani, a dimostrare tutta la loro assoluta, irreparabile vanità.”
Vayu, come Odradek, Fiori e Insiemi Instabili, appartiene a un gruppo di lavori in cui la molteplicità degli elementi “in assenza di un ordine riconoscibile evidente – come dice l’autore – sembra rispondere a una pura esigenza di crescita; quasi seguissero un loro impulso segreto, si espandono là dove trovano minore resistenza”.
La forma – le infinite, mutevoli forme in cui il vivente si manifesta – è frutto di questo impulso che non conosce quiete, mosso da una volontà generativa incontenibile che pare non avere altra finalità se non quella riproduttiva.
In Vayu, venti elementi di forma simile, ma di diversa misura, sono collocati a terra in ordine sparso. Il titolo dell’opera è una parola sanscrita traducibile con “vento”, “aria”, “corrente”. Si tratta di orci, di contenitori senza fondo che pertanto, paradossalmente, non possono contenere nulla. Vasi destinati a non essere riempiti, la cui forma evoca e al contempo nega la dialettica vuoto-pieno che caratterizza la forma e la funzione di ogni contenitore. Attraversati dall’aria, questi orci evocano il vuoto e insieme la sua irrappresentabilità.[/read]

Vayu. Terracotta, 20 elementi, dimensioni variabili, 2008 [S0027]

2008 Odradek

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Odradek

Odradek è composta da una quantità di elementi: piccoli, dì terracotta rossa, ricordano qualcosa che non si saprebbe dire,[read more=”Read More”less=”Read Less”]forse una trottola, qualcosa che sembra comunque aver perso la sua funzione. ll titolo, non casualmente, riprende quello di un breve racconto di Kafka che riguarda un oggetto dimenticato di cui si dice che sia straordinariamente mobile, ma non si lasci prendere, la cui forma sembra insensata, ma nel suo genere conclusa. Come l’odradek kafkiano, ciascun elemento di quest’installazione può rotolare producendo un suono sottile “come lo può emettere chi è senza polmoni”. Odradek, come Insiemi instabili, Fiori, Vayu, appartiene a un gruppo di lavori in cui la molteplicità degli elementi “in assenza di un ordine riconoscibile evidente – come dice l’autore – sembra rispondere a una pura esigenza di crescita; quasi seguissero un loro impulso segreto, si espandono là dove trovano minore resistenza”. La forma – le infinite, mutevoli forme in cui il vivente si manifesta – è frutto di questo impulso che non conosce quiete, mosso da una volontà generativa incontenibile che pare non avere altra finalità se non quella riproduttiva.[/read]

Odradek. Terracotta, 235 elementi, dimensioni variabili, 2008 [S0026]

2008 Latte nero

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Latte
Nero

Latte nero è un’installazione ambientale composta da ottantatre elementi in terracotta bianca che ricordano per forma il seno femminile,[read more=”Read More”less=”Read Less”]un seno cavo però che rivela una voragine oscura. Simili, ma di diverse dimensioni, i singoli elementi si dispongono come in fuga lungo la parete, apparentemente senza un ordine predeterminato. L’opera si ispira nel titolo a una famosa poesia di Paul Celan che si apre con uno sconvolgente ossimoro: il latte simbolo di nutrimento e vita si rovescia nel suo contrario, nella sottrazione del cibo e quindi nella morte. Nell’opera di Ascari il contrasto si manifesta nell’opposizione tra la pienezza, il turgore della forma, e il nero vuoto che essa dischiude: un vuoto che è non solo sottrazione, ma vertiginosa attrazione verso l’infinito.[/read]

Latte Nero. Terracotta, 84 elementi dimensioni variabili, 2008 [S0025]

2008 insiemi instabili

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Insiemi
Instabili

Insiemi Instabili, come Odradek, Fiori e Vayu, appartiene a un gruppo di lavori in cui la molteplicità degli elementi “in assenza di un ordine riconoscibile evidente[read more=”Read More”less=”Read Less”]- come dice l’autore – sembra rispondere a una pura esigenza di crescita; quasi seguissero un loro impulso segreto, si espandono là dove trovano minore resistenza”.
La forma – le infinite, mutevoli forme in cui il vivente si manifesta – è frutto di questo impulso che npon conosce quiete, mosso da una volontà generativa incontenibile che pare non avere altra finalità se non quella riproduttiva. I cono di terracotta nera che compongono Insiemi Instabili sono accostati tra loro a due a due, come attratti da una forza magnetica che li spinge ad accoppiarsi. Si espandono sulla superficie del pavimento in ordine sparso, secondo un movimento che muta ogni volta in relazione allo spazio che occupano. “Non esistono dati, ma solo eventi e movimenti… La realtà non è costituita da cose che essenzialmente sono e accidentalmente divengono – afferma l’artista a proposito di questi suoi lavori – ma da processi, ossia da un essenziale divenire… Le cose non sono nel tempo, ma sono tempo”.[/read]

Insiemi Instabili. Terracotta, 140 elementi dimensioni variabili, 2008 [S0024]

2008 Fiori

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Fiori

“Non esistono dati, ma solo eventi e movimenti… La realtà non è costituita da cose che essenzialmente sono e accidentalmente divengono[read more=”Read More”less=”Read Less”]- afferma l’artista a proposito di questi suoi lavori – ma da processi, ossia da un essenziale divenire… Le cose non sono nel tempo, ma sono tempo”. Un divenire che si snoda sotto i nostri occhi in Fiori, una colonia di oggetti ibridi, in continua trasformazione, che vengono colti e fissati per un istante all’interno di un processo di continua metamorfosi.[/read]

Fiori. Terracotta, 24 elementi 9x11x20 cm ca., dimensioni variabili, 2008 [S0023]