2016 Falso Allarme

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Falso
Allarme

[Video]

The video is a sort of camera obscura, where through a hole, which is simply our eye, a sequence of images unfolds at a dizzying pace.[read more=”Read More”less=”Read Less”]They are images captured in motion from the window of a speeding train – our life? – that catch only fragments of a view deprived of its completeness. The soundtrack, which as always in this cycle of videos by Ferruccio Ascari is not a secondary element, contributes to suggest the idea of a flight that seems to have no precise destination or aim. The only element shared by these flowing images is the speed with which they appear on our visual horizon and then vanish.[/read]

Falso Allarme, 02’43”, 2016 (teaser 0’33”)

2016 Muri

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Muri
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The video, like two others belonging to an earlier period – Promethèus and Artisti contro il nucleare (Artists against nuclear power) – conveys a strong political message,[read more=”Read More”less=”Read Less”]starting with the title that alludes to a precise phase of recent history: the one marked by the migratory movements of populations victimized by war or inhumane living conditions towards the European nations and elsewhere.
The wall is what separates, blocks the view of what happens every day in silence, in the midst a general lack of attention: deaths on the workplace, wretched lives, without the possibility of escape, that obscure the image of progress and efficiency of an era that is actually incapable of imagining and designing the future. The structure of the video itself, the purely visual plane, conveys these reflections: the obstacle to viewing is that of worksite barriers with holes at many points. Through each of these small openings one can glimpse for an instant a series of catastrophic events whose tragic impact, precisely through repetition, is canceled out, producing inurement instead of rebellion. An obsessive repetition that returns in the soundtrack that accompanies the video: a soundscape that evokes the construction site, the factory, the repetitive nature of industrial work.[/read]

Muri, 02’39”, 2016 (teaser 0’28”)

2016 Falso Allarme

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Falso
Allarme

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Il video è una sorta di camera oscura, dove attraverso un foro, che altro non è se non il nostro occhio, una sequenza di immagini si susseguono a un ritmo vorticoso.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Sono immagini colte al volo dal finestrino di un treno in corsa – la nostra vita? – che catturano solo frammenti di una visione che nella sua completezza è negata. La traccia sonora, che come sempre in questo ciclo di video di Ferruccio Ascari è elemento non secondario, contribuisce a suggerire l’idea di una fuga che sembra non avere una né una meta né una finalità precise. L’unico elemento che accomuna il flusso di queste immagini è la velocità con cui compaiono nel nostro orizzonte visivo per poi scomparire altrettanto rapidamente.[/read]

Falso Allarme, 02’43”, 2016 (teaser 0’33”)

2016 Muri

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Muri
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Il video come altri due – Promethèus e Artisti contro il nucleare – appartenenti a un periodo precedente – veicola un forte messaggio politico[read more=”Read More”less=”Read Less”]già a partire dal titolo che allude ad una fase precisa della storia recente: quella caratterizzata dai flussi migratori di popolazioni martoriate dalla guerra o da disumane condizioni di vita verso i paesi europei, ma non solo.
Il muro è ciò che separa, impedisce la vista di ciò che accade tutti i giorni nel silenzio, nella disattenzione generale: morti sul lavoro, esistenze sciagurate, senza via di scampo, che offuscano l’immagine di progresso ed efficienza di un’epoca in realtà incapace di immaginare e progettare il futuro. E la struttura stessa del video, il piano puramente visivo, a veicolare queste riflessioni: l’impedimento alla vista è dato da paratie di cantiere forate in molti punti. Attraverso ognuno di questi piccoli fori si intravedono per un istante una serie di eventi catastrofici la cui portata tragica, proprio attraverso la ripetitività, viene azzerata producendo assuefazione invece che ribellione. Una ripetitività ossessiva che si ripresenta anche nella traccia sonora che accompagna il video: un paesaggio sonoro che evoca il cantiere, la fabbrica, la ripetitività dei lavoro industriale.[/read]

Muri, 02’39”, 2016 (teaser 0’28”)