1983 Il Nome dell’Arco

×    

19
83

Il Nome
dell’Arco

‘Il nome dell’arco’, an environmental installation presented in 1983 at the Lenbach museum in Munich.[read more=”Read More”less=”Read Less”]The arbitrary and unprogrammable nature of art is the context within which this work takes form as a pure event: twelve large panels bearing luminous marks are arranged to form a dodecagonal space at the centre of which stands a massive tree branch, curved into the arc of a bow and covered with gold leaf. In the penumbra of the environment, the transparency of the coloured marks on the panels, a form of luminous multicoloured bieroglyphs, interacts with the gleaming gold of the bow, while a continuous sound, a kind of low, indistinct bum, emanates from an unidentifiable source, almost as if it were the subtle alien voice of the coloured motifs. The setting, pervaded by a subtle sacred atmosphere, which is implicit, interior and in no way made manifest, seems almost like a place of worship abandoned by a long defunct deity.[/read]

Il Nome dell’Arco. Environmental Installation, Munich, Lenbach Museum, 1983 [PE0006]
Il Nome Dell’Arco. Window Decals, 2,4×3,6 cm each, 1983 [FT0006b]

1983 Il Nome dell’Arco

×    

19
83

Il Nome
dell’Arco

La perentorietà dell’assetto vigente delle cose è svelato nella sua eventualità, nel suo non essere eterno, ma accaduto e istituito storicamente e quindi destituibile.[read more=”Read More”less=”Read Less”]È a partire da questo medesimo nucleo concettuale che prende avvio un’altra opera di questo periodo “ Il nome dell’arco”, installazione ambientale presentata nel 1983 al museo Lenbach di Monaco. Il carattere arbitrario e indeducibile dell’arte è l’orizzonte all’interno del quale l’opera si attua come puro evento: 12 grandi pannelli attraversati da segni luminosi si disponevano a formare un ambiente dodecagonale al centro del quale era collocato un grande ramo d’albero curvato in forma d’arco e ricoperto di foglia d’oro. Nella semioscurità dell’ambiente la trasparenza dei segni colorati sui pannelli, sorta di crittografie colorate e luminose, si intrecciava al baluginare dell’oro mentre un suono continuo, una specie di brusio sommesso e indistinto proveniva da un punto imprecisabile dell’ambiente, quasi fosse la “vocina” sottile e aliena della materia colorata. L’ambiente, pervaso da una sacralità tutta implicita, interiore e non declamata, appariva quasi come il luogo di culto lasciato vuoto da una divinità assente e comunque da lungo tempo dimenticata.[/read]

Il Nome dell’Arco. Installazione ambientale, Monaco, Museo Lenbach, 1983 [PE0006]
Il Nome Dell’Arco. Vetrofanie, 2,4×3,6 cm cad., 1983 [FT0006b]