2017 Silenzio, Amen, Logos

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Silenzio
Amen
Logos

Silenzio, Amen e Logos sono le tre opere collocate nella navata centrale  della Rettoria di San Raffaele a Milano nel corso della personale “Silenzio” (1) di Ferruccio Ascari articolata contemporaneamente in altre due sedi della città, straordinarie per valore storico e artistico: il Chiostro piccolo della Basilica di San Simpliciano, dove si trovava l’installazione Luogo Presunto, e San Bernardino alle Ossa con Ex Voto I, II, III e Rumore[read more=”Read More”less=”Read Less]
Silenzio –
un grande telo di lino sospeso all’inizio della navata centrale recante al centro, ricamata in oro, questa parola – è il primo lavoro che s’incontrava una volta entrati in San Raffaele. A proposito di quest’opera Ferruccio Ascari affermava: “Più che essere il titolo dell’opera, Silenzio ‘è’ l’opera stessa. Qui titolo e opera coincidono. ‘Silenzio’ dice quello che dice, ma non in senso tautologico. Rispetto a questo monito la mia intenzione era quella di amplificarne quel ‘risuonar dentro’ di cui ti parlavo prima. Mi piaceva l’idea che la scritta fosse piccola al centro di un grande campo neutro in cui potesse riverberare…”.
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In alto, sospesa al di sopra dei gradini che portano all’altare, era collocata Amen, un trittico la cui superficie è interamente occupata dalla parola “amen” nella sua lingua originale, l’ebraico. In questa scelta di lavorare sulla parola, sulla scrittura piuttosto che non sull’immagine, si può scorgere un’allusione alla “irrapresentabilità” del divino. La tecnica dell’affresco riportato su tela che caratterizza le opere di pittura di Ascari si coniuga  qui con quella del fondo d’oro: un chiaro rimando alla grande tradizione delle pittura italiana duecentesca, ma anche all’icona e al suo significato teologico oltre che artistico. Come accadrà in Mantra, le scelte formali operate dall’artista sono di per sé una dichiarazione d’intenti: la drastica riduzione degli elementi figurali, il fondo aureo, fanno di quest’opera un oggetto di meditazione in chiave tutta contemporanea, con un implicito rimando – passando per Malevich e il suo Quadrato nero – all’icona, al suo significato teologico oltre che artistico, al suo essere una ’presenza’ e non una semplice rappresentazione.
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Logos
, un uovo ligneo ricoperto di foglia d’oro, è stato collocato dall’artista all’interno del ciborio, sopra l’altare, nel luogo più sacro della chiesa. Quest’opera segnava il punto terminale di una fuga prospettica che prendeva inizio con Silenzio e proseguiva con Amen: un percorso ascensionale non solo di carattere visivo, ma anche interiore, di cui queste tre opere costituivano le stazioni. A proposito di quest’opera l’artista dichiarava: “Di solito al titolo comincio a pensare quando un’opera è finita, questa volta invece la parola veniva prima della cosa ed era una parola che veniva sul filo della memoria: ‘In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio…’ (Giovanni,1,1-5). Giovanni continua: ‘Tutto è venuto ad essere per mezzo di Lui… In Lui era la vita e la vita era la luce…’ ecco, l’idea dell’uovo aureo mi viene innanzitutto da quelle parole… Ho pensato all’uovo come simbolo della più importante fra le solennità cristiane, la Resurrezione, ma non soltanto a questo. L’uovo mi è apparso certo come ‘rinascita’, ma ancor prima come ‘nascita’, come nascita del tutto, come uovo cosmogonico”.
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(1) A proposito di questa mostra in un’intervista rilasciata in quell’occasione Ferruccio Ascari dichiarava: “Il rapporto tra l’opera e lo spazio in cui è collocata è sempre stato un elemento centrale del mio lavoro già a partire dalle installazioni ambientali che ho realizzato dalla metà degli anni ‘70 in poi: in molte di esse il luogo rappresenta un aspetto fondamentale dell’opera. Tanto più in questo caso. Qui non si tratta infatti di spazi espositivi, ma di luoghi che per me rappresentano l’occasione per uno speciale percorso interiore oltre che estetico. Per il visitatore questo percorso dovrebbe trasformarsi in un’esperienza… Il titolo (della mostra, n.d.r.) ‘Silenzio’, suggerisce la necessità di una condizione particolare, la necessità di quel ‘mettersi in ascolto’ che è la condizione senza la quale le cose non possono parlare al cuore, svelare il loro significato riposto. Ho cominciato a fare pratica sistematica di silenzio in India dove per diversi anni mi sono recato per studio. In India questa pratica è chiamata ‘mauna’ ed è un elemento importante di alcuni percorsi di conoscenza. Ad ogni modo quella del silenzio è una pratica che si ritrova in tutte le grandi tradizioni…”.
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Silenzio. Tela di lino e oro, circa 140×140 cm, 2017 [Chiesa di S. Raffaele, Milano]
Amen. Affresco riportato su tela, 90×40 cm, 2017 [Chiesa di S. Raffaele, Milano]
Logos. Uovo ligneo ricoperto di foglia d’oro, circa 10x10x20 cm, 2017 [Chiesa di S. Raffaele, Milano]

2017 Luogo Presunto

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Luogo
Presunto

Con quest’installazione composta di una serie di esili sculture in filo di ferro e collocata al centro dello spazio a cielo aperto del chiostro della Basilica di San Simpliciano Iniziava ‘ Silenzio’, una mostra concepita dall’artista come un percorso che si snodava nel centro di Milano attraversando altri due luoghi di intensa spiritualità, la Rettoria di San Raffaele e la cappella di San Bernardino alle Ossa.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Gli elementi dell’installazione, architetture fragili, filiformi, si disponevano nello spazio senza un ordine apparente e sembravano rispondere ad un puro impulso di espansione: “Archetipi di edifici di incerta stabilità, che hanno un rapporto precario con il suolo, che da un momento all’altro potrebbero prendere il volo. Casa tra terra e cielo. Rifugio sospeso, ad evitare il contatto, a proteggere forse più della costruzione solida, fondata, ben piantata in terra” così l’artista a proposito di questo suo lavoro. Il titolo, Luogo Presunto, una citazione tratta da Borges, indica in effetti un luogo immaginario, di cui non è certa l’esistenza, che ha la stessa consistenza di un miraggio, di un sogno.[/read]

Luogo presunto. Installazione ambientale, ferro, dimensioni variabili, 2017

2015 Luogo Presunto

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Luogo
Presunto I

Luogo Presunto. Ferro e garza, dimensioni variabili, 2015 [S0033]

1999 Abbadia Ardenga – Akasha

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Abbadia Ardenga
Akasha

Akasha è l’Elemento Etere. Di natura composita, la qualità che lo caratterizza è la pervasività. Il suo colore è l’insieme di tutti i colori. Il cerchio la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Suo chakra è Vishuddi localizzabile in corrispondenza del plesso cervicale. Il suo mantra è HAM. L’udito il senso da quest’Elemento governato. Quello delle emozioni è l’ambito cui esso sovrintende. Presiede inoltre al funzionamento delle corde vocali e delle orecchie. L’area che va dal centro fra le sopracciglie all’apice della calotta cranica è quella sulla quale è orientata l’attenzione del praticante durante Tattwashuddhi. Prajna – conoscenza metafisica – è facoltà da Akasha governata. Anandamayakosha è il suo ‘corpo’ – coro di beatitudine e di coscienza sovramentale -. Vyana è il suo soffio vitale, corrente pranica la cui energia pervade l’intero essere. Esso non sottostà ad alcuna direzione indicata dalla Rosa dei Venti.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

In Toscana, nell’ambito di un seminario di “arte e yoga”, insieme con i miei allievi ho ripreso i Tattwa in forma installativa; qui, la pratica artistica faceva parte della pratica yogica e rappresentava all’interno della giornata il momento dedicato alla meditazione.

1999 Abbadia Ardenga – Agni

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Abbadia Ardenga
Agni

Agni è l’Elemento Fuoco. Calore ed espansione caratterizzano la sua natura. Suo colore è il rosso. Il triangolo la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Manipura è il suo chakra, localizzabile in corrispondenza dell’ombelico. Il suo mantra è RAM. Il senso governato da quest’Elemento è la vista. La fame, la sete, il sonno sono funzioni corporali presiedute da Agni che governa anche i piedi e gli occhi. L’area che va dall’ombelico al cuore è quella sulla quale si dirige l’attenzione del praticante in Tattwashuddhi. Manasa – la mente, il ‘senso interno’ – è la sfera retta da Agni. Il suo ‘corpo’ è Manomayakosha – corpo mentale. Samana è il suo soffio vitale, la corrente pranica circolante nella parte centrale del corpo che facilita processi di assimilazione. Swar Loka, il cielo, il suo dominio. Il Sud il suo punto cardinale.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

In Toscana, nell’ambito di un seminario di “arte e yoga”, insieme con i miei allievi ho ripreso i Tattwa in forma installativa; qui, la pratica artistica faceva parte della pratica yogica e rappresentava all’interno della giornata il momento dedicato alla meditazione.

1999 Abbadia Ardenga – Apas

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Abbadia Ardenga
Apas

Apas è l’Elemento Acqua. Di natura fredda, qualità sua propria è la fluidità. Bianco il suo colore.Quella della luna crescente la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Swadhisthana il suo chakra – localizzabile in corrispondenza degli organi genitali -. Il suo mantra è VAM. Il senso governato da quest’Elemento è il gusto. Apas presiede allo scorrere nel corpo di tutti i fluidi, al funzionamento degli organi riproduttori, all’attività della lingua. L’area che va dalle ginocchia all’ombelico è quella sulla quale si orienta l’attenzione del praticante durante Tattwashuddhi. Apas governa la sfera dell’intelletto, della capacità di discriminare – buddhi -. Pranamayakosha è il suo ‘corpo’ – corpo d’energia -. Prana Vayu è il suo soffio vitale, la corrente pranica ascendente che opera nella regione toracica. Bhuvar Loka – piano intermedio tra la terra e il cielo – il suo dominio. L’Ovest il suo punto cardinale.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

In Toscana, nell’ambito di un seminario di “arte e yoga”, insieme con i miei allievi ho ripreso i Tattwa in forma installativa; qui, la pratica artistica faceva parte della pratica yogica e rappresentava all’interno della giornata il momento dedicato alla meditazione.

1999 Abbadia Ardenga – Prithvi

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Abbadia Ardenga
Prithvi

Prithvi è l’elemento Terra. Sue qualità sono la pesantezza e al forza di coesione. Giallo il suo colore. Il quadrato la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Il chakra corrispondente a questo elemento è Muladhara, localizzabile nel corpo maschile nel perineo, in quello femminile nella cervice. I suo mantra è LAM. L’odorato è il senso da esso governato. Pelle, naso, vasi sanguigni, ossa, ano sono in relazione con Prithvi. La parte inferiore del corpo, dalle dita dei piedi sino alle ginocchia, è quella su cui è rivolta l’attenzione del praticante durante Tattwashuddhi. Prithvi sovrintende alla alla sfera dell’ego, alla coscienza di sé. Annamayakosha – corpo fisico – è il suo corpo. Apana è il suo soffio vitale – corrente pranica operante nella regione addominale – che presiede alle funzioni riproduttive ed escretorie. Bhu Loka – piano della terrestrità – è il suo dominio. L’Est il suo punto cardinanle.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

In Toscana, nell’ambito di un seminario di “arte e yoga”, insieme con i miei allievi ho ripreso i Tattwa in forma installativa; qui, la pratica artistica faceva parte della pratica yogica e rappresentava all’interno della giornata il momento dedicato alla meditazione.