1983 Il Nome dell’Arco

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Il Nome
dell’Arco

La perentorietà dell’assetto vigente delle cose è svelato nella sua eventualità, nel suo non essere eterno, ma accaduto e istituito storicamente e quindi destituibile.[read more=”Read More”less=”Read Less”]È a partire da questo medesimo nucleo concettuale che prende avvio un’altra opera di questo periodo “ Il nome dell’arco”, installazione ambientale presentata nel 1983 al museo Lenbach di Monaco. Il carattere arbitrario e indeducibile dell’arte è l’orizzonte all’interno del quale l’opera si attua come puro evento: 12 grandi pannelli attraversati da segni luminosi si disponevano a formare un ambiente dodecagonale al centro del quale era collocato un grande ramo d’albero curvato in forma d’arco e ricoperto di foglia d’oro. Nella semioscurità dell’ambiente la trasparenza dei segni colorati sui pannelli, sorta di crittografie colorate e luminose, si intrecciava al baluginare dell’oro mentre un suono continuo, una specie di brusio sommesso e indistinto proveniva da un punto imprecisabile dell’ambiente, quasi fosse la “vocina” sottile e aliena della materia colorata. L’ambiente, pervaso da una sacralità tutta implicita, interiore e non declamata, appariva quasi come il luogo di culto lasciato vuoto da una divinità assente e comunque da lungo tempo dimenticata.[/read]

Il Nome dell’Arco. Installazione ambientale, Monaco, Museo Lenbach, 1983 [PE0006]
Il Nome Dell’Arco. Vetrofanie, 2,4×3,6 cm cad., 1983 [FT0006b]