1995 Tattwa Maquette

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Tattwa
Maquette

Tattwa è parola sanscrita traducibile con “ essenza” , “elemento”. Indica ciò che fa sì che una cosa sia proprio quella e non un’altra: ovvero la natura sua più intima.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Quella tantrica, come altre tradizioni, contempla oltre agli elementi Terra, Acqua, Fuoco, Aria, l’elemento Etere. È a questa tradizione di pensiero e di vita che io faccio riferimento.
In relazione ai cinque elementi come costituenti primi d’ogni cosa, del cosmo, ho concepito un ciclo di lavori iniziati nel 1995, un ciclo che non considero ancora esaurito.
In sanscrito i nomi dei cinque tattwa, i cinque elementi, sono rispettivamente: Prithvi, Apas, Agni,Vayu e Akasha
Ogni opera, all’interno di questo ciclo, rimanda ad un elemento in particolare. Ciascun elemento è luogo di corrispondenze: rimanda ad un colore, ad un suono, ad una figura geometrica, ad un’area del corpo, a una qualita della mente, ad uno dei cinque sensi, ad un punto cardinale.
La natura di tali opere è varia: spazia dall’affresco – per ognuno dei tattwa ne è stato realizzato uno, in luoghi sempre diversi – ad interventi che potrebbero essere definiti di land art, alla progettazione di cinque ambienti per la meditazione.
I cinque affreschi sono Yantra, supporti di meditazione: essi indicano un orizzonte che va oltre la pittura, forse oltre l’arte stessa.
I cinque ambienti, di cui ho progettato due varianti, sono Yantra tridimensionali fatti di spazio e di luce.
In essi ogni elemento – l’orientamento spaziale, la qualità dei materiali, il colore, la luce – risponde alla funzione per la quale sono stati concepiti.
L’ultimo lavoro in ordine di tempo è un progetto di tipo architettonico.
Si tratta di cinque ambienti per la meditazione, uno per ogni Tattwa.
Ogni stanza riceve luce da una vetrata la cui forma geometrica e il cui colore sono quelli dettati dalla tradizione tantrica.
Ferruccio Ascari[/read]

TW0004 – Tattwa. Maquette, 1995

2012 cinque stanze sensibili

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Cinque Stanze
Sensibili

In Cinque stanze sensibili, si assiste alla ripresa di questioni precedenti rimaste aperte, disponibili a essere declinate in forme e materiali diversi secondo una modalità caratteristica del suo lavoro.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Cinque stanze sensibili è composta da cinque parallelepipedi in legno, cavi e a base quadrangolare, sovrapposti verticalmente l’uno sull’altro; su ogni lato si apre una piccola porta che permette di intravederne lo spazio interno. Ciascuno di essi allude ai cinque elementi: dalla terra, quello di base, all’etere, quello più alto. L’opera fa parte di un progetto cui l’artista lavora da anni e che comprende disegni, sculture, un’opera teatrale, un progetto architettonico. Quest’ultimo prevede la costruzione di cinque stanze di meditazione. Ogni stanza è dotata di un’unica finestra la cui forma geometrica (quadrato, falce di luna, triangolo, esagono, cerchio) corrisponde a ognuno dei cinque elementi. Il colore di ciascuna vetrata fa parte di una rosa di corrispondenze che a ciascuno di essi è correlata. Nell’ideazione di quest’opera, Ferruccio Ascari si è ispirato a una delle grandi tradizioni di pensiero dell’india antica, il Samkya, la filosofia che sta a fondamento dello Yoga. Si tratta di una visione del mondo che ha innervato tutto il suo lavoro degli ultimi decenni: “Le forme tendono a essere, sembrano spinte dal desiderio di venire alla luce”, afferma Ascari. “Non finisco mai di stupirmi di fronte al segreto che in ciascuna di esse è racchiuso. Che cosa vuole una forma assumendo la forma che assume? Ci sono fasi in cui l’impulso fondamentale la spinge a occupare uno spazio, a espandersi in ogni direzione possibile; in altre prevale un desiderio contrario di riassorbimento. È un movimento dialettico di accelerazione-decelerazione, espansione-riflusso, come accade con le maree, oppure con il respiro che si attua nel ritmo binario dell’inspirazione e dell’espirazione”. L’incessante trasmutazione, che è il principio fondamentale cui esse sembrano obbedire, non è che un aspetto di quell’energia che pervade il cosmo, in un perenne alternarsi di morte e rinascita. in questa prospettiva il lavoro dell’artista si pone, implicitamente, in controtendenza rispetto all’omologazione, alla perdita della “differenza” che sembrano prevalere nel mondo contemporaneo con l’avanzare dell’anonimato e della solitudine dell’individuo, con la perdita di senso che si accompagna a una devastante e ininterrotta produzione di immagini che ossessivamente, con sottili armi persuasive, invitano a riprodurre ovunque i medesimi stili di vita. Un orizzonte in cui è possibile vedere il lavoro dell’artista come una forma di silenziosa, ma radicale opposizione allo spirito del tempo.[/read]

Cinque Stanze Sensibili. Legno, 25x15x250 cm, 2012 [TW0028]

Cinque Stanze Sensibili. Progetto architettonico, 25x15x250 cm, 2012

2002 Vayu

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Vayu

Vayu è l’elemento Aria. Di natura erratica, la qualità che lo caratterizza è quella del movimento. Grigiazzurro il suo colore. L’esagono la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Anahata è il suo chakra, il centro del cuore. Il suo mantra è YAM. Quello del tatto il senso ad esso corrispondente. Le mani, la pelle, tutto il sistema dei muscoli sono governati da Vayu. L’area che va da dal cuore al centro tra le sopracciglia è quella su cui si concentra, in Tattwashuddhi, l’attenzione del praticante. Coscienza, intelligenza, memoria sono di sua pertinenza nella sfera della psiche e della mente. Vigyanamayakosha è il suo kosha, corpo di conoscenza. Il suo soffio vitale è Udana, corrente pranica la cui energia opera nella regione del collo e del capo. Maha Loka il suo dominio, piano a cui accede il perfetto. Il Nord è il suo punto cardinale.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

Vayu. Pittura a secco su muro, 270×300 cm 2002 [TW0004]

Vayu. Particolari, 2002 [TW0004]

2002 Akasha

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Akasha

Akasha è l’Elemento Etere. Di natura composita, la qualità che lo caratterizza è la pervasività. Il suo colore è l’insieme di tutti i colori. Il cerchio la forma che gli attiene.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Suo chakra è Vishuddi localizzabile in corrispondenza del plesso cervicale. Il suo mantra è HAM. L’udito il senso da quest’Elemento governato. Quello delle emozioni è l’ambito cui esso sovrintende. Presiede inoltre al funzionamento delle corde vocali e delle orecchie. L’area che va dal centro fra le sopracciglie all’apice della calotta cranica è quella sulla quale è orientata l’attenzione del praticante durante Tattwashuddhi. Prajna – conoscenza metafisica – è facoltà da Akasha governata. Anandamayakosha è il suo ‘corpo’ – coro di beatitudine e di coscienza sovramentale -. Vyana è il suo soffio vitale, corrente pranica la cui energia pervade l’intero essere. Esso non sottostà ad alcuna direzione indicata dalla Rosa dei Venti.
Tattwa è anche un cammino, un percorso: ogni opera individua una tappa all’interno di esso.[/read]

Akasha. Affresco riportato su tela, 2002 [TW0004]

Akasha. Particolari, 2002 [TW0004]

1990 Spirale

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Spirale

Spirale. Progetto di installazione ambientale, tecnica mista su carta, 1990 [FT0028]

1977 porta solare

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Porta
Solare

Porta Solare, che nella realtà avrebbe dovuto essere di dimensioni imponenti, è stata concepita per essere collocata in un luogo deserto[read more=”Read More”less=”Read Less”]e di dimensioni e altezza tali da essere visibile anche da molto lontano. Nelle intenzioni dell’artista si sarebbe trattato di una soglia, un segno che indicava un confine immaginario tra due territori in apparenza indistinguibili. Il progetto prevedeva inoltre che la porta emettesse, grazie a un congegno ad energia solare collocato al suo interno, un suono continuo in relazione all’intensità della luce: un sibilo sottile alle prime luci dell’alba avrebbe raggiunto l’apice allo zenit per poi digradare lentamente in relazione allo scorrere delle ore sino al silenzio notturno.[/read]

Porta Solare. Progetto di scultura sonora in rame, 1977 [S0013]