2017 Luogo Presunto

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Luogo
Presunto

Con quest’installazione composta di una serie di esili sculture in filo di ferro e collocata al centro dello spazio a cielo aperto del chiostro della Basilica di San Simpliciano Iniziava ‘ Silenzio’, una mostra concepita dall’artista come un percorso che si snodava nel centro di Milano attraversando altri due luoghi di intensa spiritualità, la Rettoria di San Raffaele e la cappella di San Bernardino alle Ossa.[read more=”Read More”less=”Read Less”]Gli elementi dell’installazione, architetture fragili, filiformi, si disponevano nello spazio senza un ordine apparente e sembravano rispondere ad un puro impulso di espansione: “Archetipi di edifici di incerta stabilità, che hanno un rapporto precario con il suolo, che da un momento all’altro potrebbero prendere il volo. Casa tra terra e cielo. Rifugio sospeso, ad evitare il contatto, a proteggere forse più della costruzione solida, fondata, ben piantata in terra” così l’artista a proposito di questo suo lavoro. Il titolo, Luogo Presunto, una citazione tratta da Borges, indica in effetti un luogo immaginario, di cui non è certa l’esistenza, che ha la stessa consistenza di un miraggio, di un sogno.[/read]

Luogo presunto. Installazione ambientale, ferro, dimensioni variabili, 2017

2017 Ex Voto

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Ex voto

Ex-voto 1, Ex-voto 2, Ex-voto 3, le tre opere presenti in San Bernardino alle Ossa nel corso della personale di Ferruccio Ascari ‘Silenzio’, rimandano agli autentici ex-voto che ricoprono le pareti del corridoio antistante l’Ossario. Qui, volutamente, la scelta dell’artista è stata quella di collocare opere dalla ‘voce sommessa’ che si integrano con questo luogo ‘speciale’ per continuità,[read more=”Read More”less=”Read Less”]evitando di sovrapporsi alla suggestione che da esso emana. Con gli autentici ex voto le tre opere intessono un dialogo che suggerisce una riflessione sulla somiglianza, ma anche sulla differenza: al di là di un certo rimando formale con quei manufatti, che altro non pretendono di essere se non segni di devozione per grazia ricevuta, queste tre opere si situano in un diverso orizzonte, quello dell’arte che è interrogazione, ricerca di senso così come creazione di uno spazio ulteriore rispetto alla quotidianità dell’esistenza.[/read]

Ex Voto I. Carta alcantara traforata, circa 40×48 cm, 2017 
Ex Voto II. Lastra di grafite traforata, circa 17×28 cm, 2017 

Ex Voto III. Lamina di gomma traforata, circa 38×58 cm, 2017 

1982 Archi

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Archi

Archi. Enviromental installation, curved tree branches and pigment, Milano, Mercato del Sale Gallery, 1982 [S0001]

Archi. Enviromental installation, curved tree branches and golden leaf, Milan, Mercato del Sale Gallery, 1982 [S0002]

1986 Di Terra

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Di Terra

Il carattere ‘originario’ dell’opera d’arte come evento non deducibile dall’esistente, rappresenta l’elemento concettuale forte che collega,[read more=”Read More”less=”Read Less”]pur nel diverso assetto linguistico e formale, le opere installative a quelle della fase seguente: l’attenzione dell’artista si focalizza sulla scultura e sulla pittura e insieme sulle questioni che tali linguaggi comportano, mantenendo attivo il rapporto con lo spazio come elemento con cui l’opera intreccia relazioni al di là di qualsiasi intenzione rappresentativa. Tutto può essere rimesso in questione e viene, dunque, consapevolmente rimesso in questione poiché la morte di ogni fondamento sovra-sensibile del mondo sensibile comporta l’autonomia del “sensibile” e perciò dell’arte sopra ogni cosa. Le opere sono esito di una processualità, nell’orizzonte di un sapere materiale e finito, e incorporano in sé e nelle proprie strutture le forme della riflessione. È in questo orizzonte che ‘accadono’ come puri eventi, come “vane forme della materia”, opere quali le quattro grandi sculture in terracotta, alabastro, terracotta invetriata, presentate a Volterra in occasione di una personale dell’artista a Palazzo dei Priori o come quelle dello stesso periodo: Probabile Blu, Questo quello è, Due volti e uno, Se la spassa nel fuoco, Fortepiano, Cratere, Di Terra, Carbone + Carta, Carta + Oro + Tela, Tela Cartone + Ossido di ferro, Combustione. Tutte sono fortemente contrassegnate da uno statuto linguistico ambiguo, esito dello sconfinamento reciproco tra scultura e pittura. L’unità dell’opera tende in questo ciclo di lavori a frantumarsi, ad aprirsi da tutti i lati, a farsi improbabile e problematica. Essa è “presenza” che si serve di tutti i giacimenti sparsi, ignoti, fluttuanti; profondità che è designata come materialità dal nome degli elementi, che vengono come liberati e innalzati nella loro essenza; oscurità elementare che si fa presente, non dissipata, ma sciolta e resa visibile; essa è dunque uno “schiudersi”, uno “sbocciare”. A differenza dell’oggetto che scompare nel suo uso, rinvia al suo valore utile, l’opera annuncia ciò che è, ciò di cui è fatta. L’alabastro, il ferro, il legno, il vetro, la luce divenuta colore nella pittura, rendono visibile e presente la loro natura e la loro materia; l’elementare si illumina e quando l’opera “avviene” il fondo è come presente, come attratto verso il giorno: la notte degli elementi procede verso la luce. La segreta vitalità, la forza e il mistero che pervade l’opera è quella del “nulla” da cui procede, un nulla che si è deontologizzato e si è convertito dal piano dell’essere e dell’identità al piano metodologico di una funzione, di un indice che si applica al divenire storico della finitezza. Presentando una personale di Ascari nella galleria “Uta Van Marwyck” a Monaco nel 1984, Vittorio Fagone parlava di riflessione “colta”. “Una pittura colta – diceva – dell’esperienza della moderna arte visuale dove le esperienze dello spazio dinamico dell’environment hanno un chiaro valore, si aprono ad una concezione vitalistica della pittura come spazio di relazione. In questa prospettiva, l’analisi del campo pittorico diventa luogo di riconoscimento della trasparenza e delle condensazioni di segnali minimi, zona di deposito, mentale e fisico, di concrete memorie sfuggenti, spazio di apparizioni di segni, all’apparenza labili, ma carichi di un forte potere di indicazione di senso… La pittura di Ascari… produce in noi l’idea di una spazialità aperta ad una visione del mondo per memorie senza contorni e per segni non sigillati. Il processo di riconoscimento nel quale è impegnato chi guarda va a stabilire un confine mobile che dà definizione al campo della pittura e chiara, ma non chiusa, leggibilità, ai segni di cui questa è affollata”. Dentro questo percorso, nelle opere che segnano la sua attività a partire dalla fine degli anni ’80, Ascari sembra aver privilegiato la pittura come luogo autosufficiente dando la parola, soprattutto, ai valori puri del colore che pur intrattenendo un rapporto dialettico con gli elementi segnici, diventano protagonisti assoluti di queste ultime opere. I segni zampillando dalla materia colorata, in una continua fioritura, volteggiano nel colore come in una danza di fantasmi ossia, alla lettera, di “apparizioni” che mimano nei loro geroglifici gli aerei e spesso inafferrabili sensi del mondo. Il pigmento colorato applicato al muro secondo la tecnica della frescatura viene strappato e riportato su tela interagendo con una trama sottile e minuta di segni che, pur mantenendo la loro specifica natura, sembrano impercettibilmente trasformarsi nella voce del colore, nel brusio sommesso, scomposto, indecifrabile della materia organica colorata; sono, alla lettera, bisbigli di un altro mondo che si fa presente, e che, dall’oscurità elementare da cui proviene, procede verso la luce.
I pigmenti, il ferro e tutti gli altri materiali che costituiscono le opere declinano le loro proprietà trasformandosi in un ritmo che si dipana dal loro mondo chiuso e impenetrabile: in questo luogo remoto, lontano dal rumore del mondo eppure con esso implicato vive la voce sottile del colore.
La terra, l’elemento tutto terrestre del colore è “prodotto” ossia portato in primo piano come la sempre rinnovata ricchezza della fisicità che, enigmaticamente, ha una sua storia, non storica, una storia “naturale”, che si dà come sempre rinnovato deposito di possibili interpretazioni. La profondità della materia per un attimo si schiude, l’elementare si illumina e l’opera “momento di folgore” avviene come un balenio di luce su cui il buio subito si richiude.[/read]

Di Terra. Terracotta, 400x50x50 cm, 1986 [S0003]
Da sinistra a destra
Carbone + Carta. Tecnica mista su carta intelaiata, 140×87 cm, 1986
Tela + Carbone + Ossido di Ferro. Tecnica mista su tela, 138×86 cm, 1986
Carta + Oro +Tela. Tecnica mista su tela, 138×86 cm, 1986

1983 Quattro Sculture

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Quattro Sculture

Quattro Sculture. Alabastro, terracotta, terracotta invetriata, 25x25x400 cm cad., Volterra, Palazzo dei Priori, 1983 [S0018]

1983 Vajra

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Vajra

Vajra. Alabastro, 30x18x300 cm, 1983 [S0004]

1982 Tofum

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Tufo

Tofum. Bassorilievo su tufo leccese, 60×40 cm, 1982 [S0016]

Tofum. Bassorilievo su tufo leccese, 60×40 cm, 1982 [S0015]

1982 Archi

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Archi

Archi. Installazione ambientale, Rami d’albero curvati e pigmento, Milano, Galleria Mercato del Sale, 1982 [S0001]

Archi. Installazione ambientale, Rami d’albero curvati e foglia d’oro, 1982 [S0002]

2016 Opera ultima video

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Opera
Ultima

[Video]

Il video prende la mosse da un’omonima installazione di Ferruccio Ascari del 2012 composta di più elementi: una serie di urne in terracotta,[read more=”Read More”less=”Read Less”]diverse per dimensione e forma, contenenti al loro interno resti di difficile identificazione.
Forse ossa di esseri di imprecisata e imprecisabile natura. Le urne sono state poi sigillate dall’artista. Il loro contenuto è divenuto così segreto, invisibile, ma prima di compiere questa operazione e di renderne definitivamente inaccessibile l’interno sono state scattate una serie di fotografie: sono immagini parziali, dettagli di ciò che l’urna contiene. A partire da esse, chi guarda inizia un percorso immaginativo: un flusso di associazioni mentali che è parte integrante, essenziale di questo lavoro misterioso che sembra custodire un significato iniziatico. Il video tratto da quest’opera è anch’esso in effetti un viaggio. Un viaggio di natura visiva dentro imprecisate cavità, dentro un ipotetico sottosuolo, un deposito profondo che custodisce i resti d’ogni cosa, dove ogni cosa è soggetta ad un’incessante opera di trasformazione e germinazione.[/read]

Opera Ultima, 04’30”, 2016 (teaser 01’01’)

2016 per metameria

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Metameria
[Video]

Per Metameria – come accade in altri video appartenenti a restlessmatter.net, progetto concepito da Ferruccio Ascari per il web – prende avvio da un’omonima scultura in ferro del 2006 composta da 23 elementi.[read more=”Read More”less=”Read Less”]
Come altre sue opere di questo periodo, essa appartiene ad un ciclo di lavori che ruotano attorno alla questione della simmetria e della sua rottura, alla dialettica tra l’ordine come principio di stabilità e il disordine come fattore generativo. Nella versione del 2006 gli elementi costitutivi erano disposti su di un piano, lungo un asse longitudinale, in ordine decrescente e simmetrico rispetto ad un elemento centrale, secondo un ritmo di crescendo e diminuendo, come affermava l’artista con una espressione mutuata dal linguaggio musicale. Nel video quest’ordine viene disarticolato. I singoli elementi si dispongono nello spazio senza una regola precostituita, oscillanti in una sorta di ‘moto perpetuo’ che è in realtà esito del montaggio delle sequenze (come viene svelato nel video correlato Per Metameria Backstage). Le sonorità che derivano dall’attrito di ciascun elemento col piano del pavimento sono all’origine della traccia sonora che accompagna il video. La qualità del suono scaturisce dal materiale di cui essi sono costituiti – il ferro – e dalla diversa risonanza di ciascun elemento in relazione alla sua forma e alle sue dimensioni.[/read]

Per Metameria, 02’45”, 2016 (teaser 1’04”)